Mille anni gli esseri lontani che in questo luogo vissero salernitani
come me e oggi forse nemmeno osso nemmeno forse polvere solo questa
seminascosta chiesa nel dedalo di scale che l'acqua piovana lenta
riconduce al mare la pigra la sporca cagna che ronfa indifferente
agli affannosi traffici moderni ed ai trapassi eterni.
Le case qui si tengono l'un l'altra strette sulle stradette prive
di geometria e di sole s'affacciano finestre di parole sopra il
silenzio di un cortile vuoto e un gesto unisce lento le donne
del millennio ora trascorso bianche le trecce bianco il bucato
che il vento asciuga e l'acqua ha già bagnato.
Nessuna più regina varca la soglia dove nascosto giace
un antico dio nella sua piccola dimora violata dalle bande di
monelli ricchi di vita di chiodi e di coltelli straccioni e re
di sguardi inacoltati ignari del mistero della pietra che un tempo
ospitò l'acqua della vita degli scomparsi loro avi coetanei.
Ma gli orti che sugli orti sono nati rinnovano il decoro stagionale
frutto cerimomiale persica cerasa frutto dolce d'oriente ai vecchi
dell'ospizio nella sera che sale lentamente le sue scale musica
rivenente e al fondo sacra al lunato golfo ed al turchese cielo
che inghiotte i sogni e scopre il mare aperto dietro il tuo portone.