Giancarlo Cavallo


SANTA MARIA DE ALIMUNDO

Mille anni gli esseri lontani che in questo luogo vissero salernitani come me e oggi forse nemmeno osso nemmeno forse polvere solo questa seminascosta chiesa nel dedalo di scale che l'acqua piovana lenta riconduce al mare la pigra la sporca cagna che ronfa indifferente agli affannosi traffici moderni ed ai trapassi eterni.

Le case qui si tengono l'un l'altra strette sulle stradette prive di geometria e di sole s'affacciano finestre di parole sopra il silenzio di un cortile vuoto e un gesto unisce lento le donne del millennio ora trascorso bianche le trecce bianco il bucato che il vento asciuga e l'acqua ha già bagnato.

Nessuna più regina varca la soglia dove nascosto giace un antico dio nella sua piccola dimora violata dalle bande di monelli ricchi di vita di chiodi e di coltelli straccioni e re di sguardi inacoltati ignari del mistero della pietra che un tempo ospitò l'acqua della vita degli scomparsi loro avi coetanei.

Ma gli orti che sugli orti sono nati rinnovano il decoro stagionale frutto cerimomiale persica cerasa frutto dolce d'oriente ai vecchi dell'ospizio nella sera che sale lentamente le sue scale musica rivenente e al fondo sacra al lunato golfo ed al turchese cielo che inghiotte i sogni e scopre il mare aperto dietro il tuo portone.