DA LISBOA ALL'OCEANO
Dom
Sebastião o dell'oceano che è attesa
Mas
já a amorosa Estrela cintilava
Diante do Sol claro, no horizonte,
Mensageira do dia, e visitava
A terra e o largo mar, com leda fronte.
(L. de Camões, Os Lusíados, VI, 85)
Lo
scontro. Dopo lo scintillare e il balenìo di lame e picche
sulle corazze, mi raccolse il silenzio, il mare mi chiamò.
Ad Álcácer Quibir, di quel clamore di voci acute rimase
solo un'eco sopraffatta dal sordo succedersi di onde bianche, alte...
Oltre la linea scura della sera - un sommesso confine - di là
dal mare soffiò un lieve vento d'India, sogno di terra lontana
eppure nota, cuore incantato di un dominio d'ombre fissato sulle
vele di una nave.
M'incamminai nel mare, lasciando alle spalle un'attesa di me. Nell'oceano
maligno.
Da Lisboa all'oceano
Il
treno giunto a rilento è subito immerso negli umori stanchi
e umidi racchiusi all'interno della copertura a vetrate che si allunga
per poche decine di metri. Da lì, dalla stazione di Santa
Apolónia, all'Alfândega fino Caís do Sodré,
la strada si srotola ugualmente in umidità e grigio e tracima
dagli alti marciapiedi che scorrono lungo il Tejo. I magazzini e
i depositi bassi, di intonaco giallastro, seguono il tragitto sulla
cui destra si aprono decine di vicoli piastrella ti e uniformi.
Da lì ancora, superata la stazioncina di Caís do Sodré
con i suoi trenini grigi e azzurri, il campo visivo si dilata e
le case si allargano dando respiro e profondità al fiume
sulla sinistra. Colpisce a destra la lunghezza del Monastério
dos Jeronimos, con i giardinetti brulicanti di visitatori domenicali,
e a sinistra, isolati, prima il ponte, poi l'allungato profilo di
Vasco da Gama attorniato di figure in marmo e, infine, la torre
di Belém immersa nel tempo e lontana dal resto. Il trenino
viaggia sicuro e lento lungo l'ansa del fiume per poi piegare leggermente
verso l'interno tra verde e cemento che si susseguono in alternanza
costante. L'idea di oceano inizia a insinuarsi un poco alla volta
finché la sabbia perde consistenza e spazio e si indovina
l'altezza dell'acqua scura e intensa. Superati gli agglomerati dai
nomi solari, poco prima dell'Estoril, inizia al di sotto del marciapiede
un lungo e tortuoso basamento di pietra bianca, largo e assolato,
che segue per molti chilometri le curve dell'oceano. Iniziano a
incontrarsi, a stormi, i gabbiani, dalle ali ampissime, intenti
a pairar, a volteggiare sicuri e leggeri nell'aria densa e luminosa.
Il cammino si interrompe poco prima di Cascais, dove gli angoli
acuti e penetranti di piccoli ville liberty attirano momentaneamente
gli occhi, ormai da ore immersi nell'oceano sottostante.
Cascais, punta profonda nell'oceano.
|