Tre
poesie
*
Più distanti, adesso, senza ricordo
compiamo il passaggio cui ci invita
il ritorno di questo scuro timbro d'aria:
viene un vento di terra con le notti
lunghe, l'asma dell'attesa si stempera
in una musica scarna di piogge,
e foschia.
Ci sono case sparse sulla costa
e luci gelide di lungomare
simili ai rientri che scandiscono le sere.
Da qui la vita si può solo guardare
e forse basta
se la quiete avventata dell'inverno
o il volo rasente degli uccelli
non offusca questa libertà,
cercata o soltanto invidiata.
**
Passa ogni notte un paniere di occhi,
in un'aria di fosforo.
Solo in questa penombra di vita
so riconoscere
il nostro semplice prestarci grano
e parole.
Un paniere di occhi passa,
raccoglie ancora un poco di stupore.
***
Il fronte delle nuvole più alto
si dirada,
l'aria si concede ad un altro spessore,
ogni pianta alla sua luce di sempre,
e tornano i versi beffardi,
allegri degli uccelli.
Come figure di un miraggio
si stagliano gli alberi lontano,
li piega un vento avido
che non li può spogliare.
LA
ROSA DEI VENTI
If
equal affection cannot be
Let the more loving one be me.
W. H. Auden
*
Mettiamoci seduti schiene a schiena
per terra con le mani sui ginocchi
- guarderemo uno a nord e uno a sud
senza sapere quale è il nord e quale il sud,
girando l'occhio fin dove s'incontrano
in un presunto oriente, o un occidente -
e sosteniamoci a vicenda l'infanzia,
pensiamo quale gioco indovinare
la crescita che alza quattro spalle
e le tiene unite;
a ciascuna arriva un'aria moderata,
ma da che parte è più forte la corrente?
Se
il vento scema finché non lo si sente
e per un attimo una tregua si diffonde,
ognuno inventando ciò che l'altro
vede bene fino al solo orizzonte,
per questo vuoto tanto atteso e questa calma
avremo dato parola a una strada,
bisognerà che si riparta in fretta.
**
Non solo sua è questa curva di dolore
delle finestre affacciate verso il mare.
Il mattino è una parete opaca
di viaggi uguali segnati sopra i vetri;
non è questa la città dove è nato
se la domenica ha la pagliuzza corta
come l'estate, come l'allegria.
LA
PIETÀ
*
Potrebbe anch'essere un eccidio,
Ma non lo è. Guardate bene.
Guardate tra i fosfeni nonumani
Sullo schermo, da un risveglio distratto,
Come si muove il nulla sul suo sfondo bianco.
Poi spegnete, ancora un po' stupiti,
Fate l'ultimo giro della casa,
Chiudete a più mandate le due porte
Perché il minimo ricordo mai giunga
A disturbarvi la durezza del sonno.
Quando dalle serrande il primo raggio
Porta la luce della solita ora
Voi scaldate pigramente
Nel bricco una consolazione,
E sapete di portare sul dorso
La sera prima e tutte le altre ancora.
Sapete che il dono di ogni giorno
È la narcosi fra le quattro pareti
E prima o poi fra i tiranti dell'abitudine
Si spezzerà il vostro ingiusto ingiusto adagiarvi.
Ma prima che un altro stordimento
Vi abbia esposto, più indifesi, a voi stessi,
Quale scusa potrete mai inventare
Per lo spettacolo che vi ha lasciato soli...
Accassciati fra i due braccioli
Quale avvoltoio vi becca la lingua...
Cuore e fegato a brandelli sono cibo
Per i cani nascosti in quel pulviscolo
E un solo orizzonte più non tiene
Le stelle spente delle vostre parole
Mancate.
**
Guardo i larici laggiù,
sagome scure
Di una stagione tranquilla, al caldo o al freddo,
Ma ferma nei suoi ritorni, nell'attesa
Fedele delle foglie e delle radici:
Alberi, storie e le meteore d'agosto
Se alzo gli occhi dove s'abbandona l'afa
A una notte di nebulose scomposte.
Poi di nuovo verso terra c'è lo sciame
Lontano delle luci di una città,
Dietro imposte semichiuse come queste
Qualcuno torna.
E sembra nuova la pace ad ogni rientro:
Tra il coraggio e la paura allora avanza
Nella stanchezza serale ancora un sogno,
Il contrabbando celeste che ci specchia
In una lenta insistente persuasione.
***
Chi mai scoprì cosa diventa un corpo
Inventò un cielo a brandelli, spense le stelle,
Affilò una falce perché l'oro di giugno
Mai scordasse il pensiero dell'inverno.
Con
due occhi cavi fece di un'attesa
Profezia certa, di un passo macabro
Dolore privo di pazienza, dello scirocco
Il sibilo di una lama incontrollata.
Colse
in un solo istante il bene e il male
E il freddo più acuto nel calore,
Il deserto e la città formicolante,
Un braccio teso e un dito giudicante.
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