CARME
IN ANGUSTIIS
*
Nel deserto di questa notte
sommerso dal silenzio attonito delle mie carte
ingollo ad ampie cionche
tutto l'inquieto imbarazzo
per il fuoco che non ti ho arso.
Tu sai che nulla basta a contenere
ciò che non si contiene affatto
e per cui nutro dura ansia di patrocinio
impetrando a Dio sillabe di eternità.
Resta con me
se puoi
la notte è lunga
e non basta amore a darle senso.
Mi occorre vederti intorno
e sentirti epifania di pane e vino
mentre chiudo gli occhi sul tuo costato.
**
Ti sei mai chiesto
perché è triste da soli questa casa?
Avresti palpato la mestizia
stasera
se avessi avuto cuore.
Ma la tua venuta mi consola
e il dimostrarmi come tuo destino
e come preghiera
durano in me come fede certa.
Lacrime d'inchiostro queste parole
che si avvicinano alla tua sembianza
invisibile
come la felicità dell'angelo
che ti cammina accanto.
***
È duro
quando mi accorgo che per te solo
darei la vita in cambio.
Sei vero e basta
e il pensarti ti dà subito sostanza.
Da sempre ti conobbi
anche quando appena palpitavi
e un volto non avevi.
Ora è come se una fiamma ardesse
come la spada di San Michele
nel giorno del giudizio
o come spugna che imbeve aceto misto ad acqua.
Sei tu che hai voluto
che ti raggiungessi
nel crepuscolo flegreo
nella chiarirà di una sera ormai dimenticata
in cui tutto sembrò vivo e limpido
finanche i cuori e i sogni
che normalmente
solo gli angeli sanno accarezzare
e solo i santi sanno dimenticare.
È giammai agape questo amore?
So solo che è più forte della carità
più forte delle lingue degli angeli
e della fede che trasporta le montagne
più forte di mille cimbali che tintinnano
di tutte le sostanze e le ricchezze vendute
di tutte le fedi e di tutte le speranze.
Non è forse agape
quest'agonia di lacrime e di sangue
di un Getsemani il cui calice tarda a passare?
Non è forse il frutto di un connubio dignitoso
di sangue e acqua
di gioia e dolore
questo lavacro continuo dell'anima mia?
E se nel sangue tuo il mio destino si misura
sempre più mi immergo
nei flutti di una semente assai vitale
ricolmo fino in bocca di una canzone
che mai non cessa
di dettare la tua bontà.
****
Fra tutti i visi
il tuo sporge più di tutti
anche durante il sonno
come l'alta torre di Ninive
confitta nel silenzio di una notte
deserta e avara di riposo
ma prodiga di urla a stento trattenute.
Non è più tempo di versare lacrime
e la mia anima recisa di te
cerca pace nel balbettìo
di questo carme estremo.
Dove sei pazienza? Dove sei?
tu che dovresti attenuare
come acqua raggelante
l'immensità dell'irrinunciabile?
Potrò mai ritrovare la tua essenza
nel profondo dei gesti familiari?
O forse tutto è grazia?
e tutto resta
fosse anche solo per soffrire?
*****
Sulle labbra
sulle mani e sul costato
negli occhi e sulla fronte
ho collocato stabilmente la tua dimora
entro cui talvolta
umido seme hai deposto
fecondando la voglia tua di crescere
nel consenso che a te si apriva.
Non andare.
Resta in adipe carnuta
ancora a vivere.
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