Afanasij A. Fet


I TACITI GIARDINI

Alla finestra

Il capo avvicinato alla finestra
con tenera malinconia attendevo
l'apparizione tua e dopo insieme
di andare nella piana tutta neve.

Ma tu ti sei nascosta nel luccichio dei boschi
sotto le foglie chiare del banano
dietro argentati muschi del deserto
e nella polvere di perla di fontana.

Ho visto una strada di montagna
dove il tuo passo intorbida la neve
ed ho ammirato quella grotta di cristallo
che non mi è lecito varcare.

A un tratto sei arrivata - e tutto si è chiarito -
le labbra col sorriso e agli occhi una minaccia.
Ogni cosa mi ha ispirato esattamente
quel gelo disegnato sopra il vetro.


La morte

"Voglio vivere! - grida, arrogante -
Anche se è inganno! Datemi l'inganno!"
non c'è che questo rapido gelarsi nei pensieri
e lì, sotto di lui, l'oceano sconfinato.

Andare? Dove? Dov'è la verità? Dove l'errore?
Dov'è il sostegno a cui tendere le mani?
Qualunque sia il rigoglio, qualunque sia il sorriso
già d'essi è pieno l'esultante morte.

I ciechi invano cercano la strada
chiedendo vaga guida ai sentimenti
ma se bazar di dio è la vita,
allora solo morte è la sua chiesa senza morte.


Il pioppo

I taciti giardini. Con gli occhi tristi
con la malinconia nell'animo io guardo:
l'ultima foglia caduta sui piedi,
l'ultimo giorno che brillava spento.

Tu solo sulle morte steppe
nascondi, mio pioppo, la tua mortale infermità
e, muovendo le foglie come al tempo trascorso,
mi parli come un amico dei giorni primaverili.

Sebbene sia quel buio, più buio di giorno in giorno,
e soffi lo spirito corruttore dell'autunno,
tu da solo stai con i rami tesi verso il cielo
e ti ricordi il dolce meridione.


(Traduzione di Paola Giardino e Maurizio Marotta)