Idolina Landolfi


CONOSCI TE STESSO

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Era quello il suo mondo: alte erbe, che protendevano sotto il pelo dell'acqua le radici fini come capelli, un intrico di rami morti, e foglie e terra contro i molli argini, e un eterno sentore di putredine, acre, a volte, e inebriante come odore di femmina. Conosceva il contatto liscio e lubrico dei sassi sul fondo, e, una ad una, le creature sue compagne, i repentini guizzi caudati, il torpido arrancare, e i brevi voli di alucce diafane, percorse da un reticolo di vene scure. Conosceva la vita brulicante di quei luoghi, il suo incessante rinnovarsi in minuscole uova, in brandelli di materia fatta miracolosa-mente vivente. Ma nulla al di fuori di ciò gli era noto, e volle un giorno esplorare oltre l'intrico dei rami, oltre le esili erbe svettanti. L'aria era pura, là fuori, e un tiepido vento increspava il gran mare di spighe. Una nebbia azzurrina velava le cime arrotondate dei colli, all'orizzonte, e un sole glorioso tutto indorava della sua luce. Troppa, per lui poco avvezzo al nitore dei contorni, al chiaro riverbero delle cose: si affrettò dunque a tornare donde era venuto, irruppe fra le canne, giunse alla gora torbida di melme. In quella un raggio errabondo sfiorò la bruna superficie, ne fece un istante lucido specchio. Si vide, allora, novello Narciso dal grifo allungato e coperto di squame, dagli occhi cornei e sporgenti, e le zanne, oh, le zanne affilate come lame, create per trafiggere, maciullare.