Andrea Martini


L'ASTRONAVE

*
Il cancello era aperto, sì, ma entrare...
...avrei dovuto spiegare,
magari nel citofono,
di aver vissuto lì i miei primi anni
(nome e cognome di tutti i miei parenti,
periodo dell'affitto e sua entità...).
Ho proseguito invece lungo gli archi
dell'acquedotto, e ho ritrovato
la fontana che piscia quieta e le famiglie
di lucertole che escono a scaldarsi
al sole di febbraio.

**
Andavo a letto dopo carosello,
dicevo le preghiere sottovoce.
La luce era un gelato dopo cena,
un giornalino tutto colorato.
Castagna secca in tasca,
lavanda tra i lenzuoli,
la naftalina difendeva il resto
negli armadi di mogano e di noce.
Sui cartocci del pane disegnavo
per ore con la biro.
Sgranavo anche i fagioli.
Avevo un'astronave
che non cadeva mai dal tavolino:
sull'orlo dell'abisso si fermava
e ritornava indietro.

***
Per la pioggia caduta nella notte
non parte la vettura del vicino
così che i reiterati tentativi
distruggono il mio sonno.
Accendo l'abat-jour sul comodino,
guardo attorno.
La carta alle pareti è bianca o gialla?
Dopo il diluvio chi rimane a galla?
La pioggia s'infittisce. Penso ai vivi
e ai morti, in appendice. Quindi spengo.
Tace il motore fuori.
Un tuono dopo l'altro mi addormento.

 

LA PIPA


*
sembra invisibile ma se guardi bene
la lucciola di pipa lo rivela
a spasso nel cortile mentre aspetta
le nottole nottambule i porcospini

**
è sport bruciare il tempo
nel cavo di una pipa

nel tiepido fornello
abbrustolisce il giorno
che è lungo e cola luce
sui tetti intorno

la notte sprizza stelle
nel buio del cortile
la luna cambia pelle
sentendolo tossire

***
studia il fumo che esce dalla pipa
se sale verso l’alto se si allarga
intorno protettivo se discende
sospinto dagli spifferi lo legge
aruspice di nuvole di nebbie

****
piace alla pipa starlo ad aspettare
vicino alla finestra sulla mensola
in compagnia di zucchero e caffè
sente cambiare il tempo avverte l’umido
si scalda un poco al sole sogna
di quando era radice in mezzo al bosco

*****
come la forcella del rabdomante la pipa
comincia a tremolare fra le labbra
batte sui denti l’alfabeto morse
lo guida alla finestra indica un albero
un ramo ben preciso dove un merlo
si dondola tranquillo