Elio Pecora


SETTEMBRE

Oscillano al vento
i pruni, i fichi, i castagni.
Capre nere e bianche
fra le rupi, al tramonto,
verso il prossimo stabbio.

Un indistinto dolore
tiene l'uomo che guarda,
dopo il ritorno, prima di partire.
Di quali storie
sia intessuto il suo ieri
nemmeno sa né più cerca,
da qui un inizio e una fine.
Stuoli di morti, svaniti,
per un istante ritornano,
non più che nomi,
non più che gesti confusi.

Sopra il monte, fra l'erbe,
sgorga una polla:
chi salirà a dissetarsi?
Deserti i campi, le strade:
chi vedrà l'alba
alzarsi dietro le querce?

Settembre tinge l'aria
di colori cauti,
ancora abbuia tardi.
Autunno aggrava le vigne,
illude Primavera.
Estenua, ancora stupisce,
come una voglia occulta,
da tanto dimessa,
e pure preme, si scioglie.