Nello
stanzone semisepolto della Salaria Burri ci aspetta coi suoi vivi
occhi di gatto, in maglietta. Vive come un barbone, un mentecatto
nascosto dalle ortiche. Sugli spigoli dei muri spara contro due
lastre di piombo a contatto o squarcia il fondo di una bottiglia.
Appese alle pareti lacere bandiere, vedove gramaglie, fetide culottes,
nastrini di medaglie. Ha un bidone di bitume nella stanza, sacchi
di gesso, aghi, aghicelle, pennellesse. Soldato di una guerra
perduta non fischia, non canta. Cuce, brucia.