Stella Romano
ANTICHE METAFORE CONTEMPORANEE
Gaetano Bevilacqua incide luoghi collettivi, inedite profezie di figurazioni. In monumentali miniature circoscrive universi ricchissimi di simboli sotto luci diverse, in combinazioni diverse. Al vaglio di un'analisi lenta le assonanze diventano echi puntuali, si ascolta un discorso sempre più profondo e dilatato mentre il gioco dei significati apre uno scavo che non concede soste all'osservatore.
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Simonetta
Melani
LIBER LIBENTER
Preoccupati?
Voglio pensare di sì. Voglio egoisticamente pensare che
fra le enormi preoccupazioni che agitano gli animi di questi
tempi, qualcuno di voi si possa essere anche intristito un briciolo,
un mendrugo in più, constatando l'assenza della mia abituale
rubrichetta. Un sudorino, un doloretto fuoristagione... lo spero,
che volete farci son fatta così! E per voi, fedeli lettori
delle mie brame (ve lo avevo spiegato fin dall'inizio però
che qui non è come alla TV, che qualche inciampino si
sarebbe presentato, v. Il Grandevetro n. 55, se proprio vi piccate),
e a maggior ragione a dispetto di chi mi vuol male (gelosie
femminee di basso profilo? Non so ma queste mai si sanno ed
è sempre bene metterle nel conto) eccomi sparata come
superinviataspeciale a Salerno. Era ormai diventata una sfida:
ma quand'è che vai a Salerno? ma quand'è...? Tranquilli...
tranquilli...
Edizioni
dell'Ombra, Salerno
Incontro con Gaetano Bevilacqua
Me lo immaginavo nero e arabo Gaetano ed invece è biondo
e nordico ed a Salerno, che è sua terra, si sente spaesato.
Vive in un palazzo da cui si vede il mare con Margherita e Bice,
due belle donne: una insegna inglese, l'altra sculetta indecentemente
per casa e parla una comprensibilissima lingua gattina. Anche
Gaetano insegna inglese ma, oltre a questo, incide benissimo
all'acquaforte e stampa come editore dei libretti meravigliosi.
Non vende. Il suo lavoro circola in ambiti ristrettissimi ed
è oggetto di aristocratico baratto con altri editori
anomali, che, per la loro consuetudine al dono, e il dono nella
storia editoriale di Gaetano c'entra molto, e per l'amorosa
dedizione assolutamente non speculativa, definirei i sovversivi
dell'editoria. Chi non vende lo fa con un'onestà fuorviante
che rivoluziona i criteri speculativi del mercato dell'arte.
Quanto gli voglio bene, come ci sguazzo volentieri in mezzo
a questa schizofrenia!
Io conoscevo le Edizioni dell'Ombra per averle viste e toccate
(cosa di grandissima importanza) da Fabrizio Mugnaini (Luna
e Gufo, ricordate?). Mentre infatti mi mostrava le sue edizioni,
Fabrizio tirò fuori come da un cappello magico una serie
di plaquettes piccole ed estremamente raffinate, esclusivamente
dedicate alle conchiglie. Così mi parlò di Gaetano
Bevilacqua, coeditore e costruttore di ogni singola plaquette
della collana, ideatore del logo colorato su copertina grigia
che rimanda, per segno e colore, alla xilo stampata, tono su
tono come un damasco e a campo intero, sull'alta fascetta verticale
che fa da fermapagine.
Per ora sono sette, mi dice Gaetano, e me le pone davanti Le
Conchiglie. Saranno esposte per la prima volta alla Galleria
Cinquesensi di Milano in settembre. Ma andrete avanti?, dico
io. Chissà, fa lui misterioso. "Come Fabrizio non
ho problemi di tempo.
Con lui collaboro dal 1998, ma ci siamo visti di persona solo
una volta! Amo la poesia e l'incisione da sempre ma non mi ritengo
un editore, vado avanti senza pormi traguardi particolari. Lavoro
solo se sono motivato e certi accoppiamenti fra autori nascono
così, per naturale complicità e gioco d'assonanze,
in modo jazzistico dico io".
Sono sette le conchiglie. Numero magico. E sette sono gli eccezionali
librettini di vario formato della collana El mendrugo di pane,
nata nel 1995 con il pittore argentino Duilio Gabriel Lòpez.
La cartellina avorio, con in basso il bel logo scarlatto, cartonata
e piegata a tre, racchiude due doppioni liberi di hahnemuhle
(frontespizio, poesie ed incisione, colophon). Qui troviamo
le incisioni di Lòpez e di Bevilacqua con una ballata
popolare scozzese, con Maurizio Marotta, con Leonardo da Vinci,
tradotto anche in inglese, con Shakespeare e un delicatissimo
Paolo Febbraro. L'ultimo librino è del 1999, Un Haiku
di Issa con un linoleum di J. Rueda.
Una sensualissima morbidezza è nelle carte trattate da
Gaetano. Ma non solo. La carta sprigiona la docilità
della fibra in cotone come un tessuto consunto e rimanda, grazie
ai bagni e ai calchi, ad un vissuto, ad una storia, uscendo
così dall'anonimato industriale. La carta di Gaetano
parla. Tutte le sue carte, anche la copertina, sono ad una ad
una bagnate, tamponate e tirate a mano con torchio in esemplari
che in genere non superano i cinquanta. La cosa curiosa però
è che, come vi ho accennato, l'attività editoriale
di Gaetano inizia con un dono: un tirabozze da banco.
Gaetano, nato a Casagiove (CE) nel 1959, dopo gli studi universitari
si trasferisce in Lombardia, a Calolziocorte. Frequenta a Milano
nel 1989 e per due anni un corso civico di incisione tenuto
da Lucio Passerini e Francesca Fornerone. Sono di questo periodo
le prime uscite artistiche: una cartellina con cinque incisioni
dedicate al poeta siciliano Bartolo Cattafi e una mostra tenuta
a Palazzo Sormani, "Proposte 1990". Inizia a costruire
per gioco piccole plaquettes, finché nel 1992 esce con
il logo dell'Ombra un'elegante cartellina dal titolo Armature.
Contiene una prosa assolutamente bella dell'amico Maurizio Marotta
e tre sue piccole eccezionali incisioni. Ne spedisce una ad
Alberto Casiraghy che di lì a poco lo invita a collaborare
come incisore alle sue edizioni (Pulcinoelefante, ricordate?).
E fu proprio lui che in seguito gli regalò un suo tirabozze
da banco, indicandogli, come fanno i buoni gnomi delle fate
dei boschi brianzoli che noi ben conosciamo, la giusta strada.
Coincidenza volle poi, e i casi non vengono a caso, che sempre
un esemplare di Armature spedito all' amato poeta Roberto Deidier
facesse iniziare con questo una bella collaborazione. Nacque
così infatti il secondo titolo dell'Ombra, Tre poesie,
che è il primo della collana in umbra educatae ad essere
tirato col magico tirabozze.
In vari formati sono qui presenti trenta titoli. In grande eleganza
di carta amalfitana o tedesca (e talora con il segno calcografico
a piena pagina che ingloba il testo), ecco autori come Blok
o Larkin con Francesca Fornarone, Sinisgalli con Salvo Del Prete,
ancora Larkin, Marotta, D'Arienzo, Fet, Pezzella ed Esenin con
Pierluigi Puliti, Trasciatti o D'Anna con Roberto Alquati, Casiraghy
con Luciano Ragozzino, Carlotto con Duilio Lòpez, Graciela
Desimoni e ancora Alquati, Leonardo da Vinci, tradotto in ceco
stavolta, con le xilo di Martin Manojlín, Deidier con
una maniera nera di Giulia Napoleone e poi ancora ecco le incisioni
di Gaetano, minuziose, elegantissime, che riportano ad antiche
pavimentazioni sacre o segni d'aria, a tessuti ricamati o a
trame di paesaggi, miniature in punta di grammofono. Eccole
con Libero De Libero, Valdo d'Arienzo, Stephen Spender, Giancarlo
Cavallo, Roberto Deidier, Ìbico, Andrea Martini; eccole
con canti lirici irlandesi, con Elio Pecora, Fernando Pessoa,
Marcello Napoli ed ancora Alessandro Trasciatti. Non sempre
i testi sono inediti, ma in questi casi l'originalità
della proposta sta nelle traduzioni appositamente commissionate.
Le birichine plaquettes infatti girano, prendendo anche percorsi
strani. Per esempio quella di Massimo Carlotto che si trova
nella sede delle Nonne di Plaza de Mayo! (fu infatti grazie
ai collaboratori della plaquette che nel 1995 Carlotto decise
di lavorare al libro-denuncia Le irregolari, Buenos Aires horror
tour, Edizioni e/o).
La recente collana il golfo del 2001 segna definitivamente il
rientro di Gaetano in Campania. Qui in unico formato (cm.18,4x13,3)
troviamo tre titoli: Mnemosyne (un frammento dalla lamina orfica
di Hippònion/Bevilacqua), Conchiglia (Trasciatti/Alquati)
e Anni (Febbraro e Giorgio Bertelli, ricordate le Edizioni L'Obliquo?).
Un rientro sofferto in verità ma usciamo e andiamo a
prender aria sul mare... a chiamar erba. Gaetano mi parla infatti
di un rito contadino propiziatorio alla primavera, potrebbe
essere il titolo di una sua prossima collana dedicata ai giovani...
Le belle coppiette, la costiera, l'odore, le palme. Il lungomare
è lungo e bello assai... Qui a piccoli gruppi stanno
donne russe. Sono badanti. E sono tante. Bionde e rosse, scollacciate
e piacenti. Si dicono in quella loro lingua gentile. Sembran
felici sotto il sole con i loro cartocci di rosticceria. Chissà.
Davanti a noi stalla dai primi di febbraio la nave avvelenata,
ricordate?, è sempre là. Ma che bel sole! Potete
anche voi, miei cari lettori, passeggiare con noi. Troppo furba?
Intanto visitate il sito delle Edizioni dell'Ombra, www.bulino.com
e ditemi cosa ne pensate. Alla prossima.
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Marcello
Napoli
TEORIA D'OMBRE
Sai che
le luci non ti appartengono
umile intento è far buio
intorno al clamore, silenzio.
Maurizio Marotta
"Cos'è
mai l'uomo, cosa non è. Ombra d'un sogno è l'uomo",
Pindaro; l'"Elogio dell'ombra", di J.L.Borges; "Il
teatro delle ombre" e "Le chat noir", il locale
dove nacque il cinema d'animazione, tra le sagome disegnate
di Caran d'Ache; "L'ombra della sera", la scultura
etrusca così nominata; Phantom "l'ombra che cammina",
di Lee Falk; "All'ombra di Corto", il marinaio avventuriero
disegnato da Hugo Pratt; l'ombra di Peter Pan che cerca di fuggire;
"...all'ombra dei cipressi e dentro..."; "All'ombra
dell'ultimo sole s'era assopito un pescatore", De André;
l'ombra di Nosferatu, nel film di Murnau; "La linea d'0mbra"
di Joseph Conrad; "Ombre rosse" di John Ford; l'ombra
marcata delle figure di Adamo ed Eva di Masaccio; quella "chiara"
e sfuggente degli Impressionisti...
Impalpabile, sfuggente, inquietante, spesso solitaria, sicuramente
silenziosa e insinuante: l'Ombra, visibile ed inavvicinabile,
come la Faustine de "L'invenzione di Morel" di Bioy
Casares. Amata, odiata: comunque irraggiungibile.
I primi graffiti di Lascaux, di Altamira, o più vicini
a noi nel tempo e nello spazio, di Papasidero, potrebbero essere
il primo capitolo di un romanzo che ha per titolo "L'uomo
che scoprì la propria ombra". Come i primi cartoni
animati, quei segni ondulavano e si muoveveno al ritmo delle
rudimentali torce, nel velo di fumo e nell'acre profumo di resina
che bruciava. Orme di ombre di ieri, presenze, oggi, tra le
quali vale più la supponenza della nostra scienza che
una realtà difficile da immaginare. Sfiorare, tracciare,
seguire, incidere forte, più forte la pietra, il rame,
il ferro, lo zinco. Non lasciare che la strada tracciata si
lasci modificare da un acido troppo forte, una morsura troppo
lunga, un improvviso sbavo di , una gora d'acqua.
Ho
tracciato linee sottili e lunghe con la certezza di essermi
tracciato una strada da percorrere negli anni futuri.
Piero Manzoni
Il
gioco di ombre nelle caverne o al sole, dovette all'inizio impaurire
non poco i primi uomini, incisori e pittori; poi la paura lasciò
il posto allo stupore e la meraviglia, si sa, è l'inizio
del sapere.
La strada dell'Ombra che traccia Gaetano Bevilacqua, più
che un senso di horror vacui, suscita un sentimento di scoperta,
prima; di memoria, poi. Per questo abbiamo brevemente evocato
una personale storia dell'Ombra - ma tu, lettore, se vuoi scrivi
il resto.
Abbiamo evocato ombre che si aggirano tra gli scaffali e le
bacheche nostre e di amici, appassionati di chartulae, delle
cento fatiche di liberare il vuoto, imprigionare il senso di
angoscia, di scavare con costanza certosina, con un pezzo di
metallo puntuto, un tunnel per la libertà. (E poi: bagna
il foglio;sistemalo nella sua "culla"; dondola il
torchio con mano ferma; tira via il foglio; asciugalo. Poi uno
sbavo d'inchiostro, un nodulo di carta, un tremito: ecco, tutto
da rifare.)
Scavare, incidere e ritrovare un'altra cella - ricordate l'abate
Faria, il suo cucchiaino che cerca un varco tra le mura? - un
foglio bianco e un altro ancora da disegnare, graffiare e lasciare
ai futuri scopritori di caverne. (Ve ne saranno ancora?) Ectoplasmi,
fantasime silouhettes in cerca di un senso?
Per non restare mai più soli.
Come
nei sogni
nessuno dietro al viso che ci guarda
J.L.Borges
1992-2002:
dieci anni con le Edizioni dell'Ombra di Gaetano Bevilacqua.
Dieci anni e trenta raffinate plaquettes; magari diventate trentatré.
questi i numeri.
Tra i titoli del catalogo dell'Ombra, rigosamente composto e
"tirato" a mano convivono pacificamente i classici,
da Leonardo da Vinci a Blok; da Sinisgalli a Pessoa; ed i "novissimi":
elio Pecora, Maurizio Marotta, Alessandro Trasciatti, Roberto
Deidier, Alberto Casiraghi, noto anche per il suo marchio editoriale
del PulcinoElefante.
Trenta ombre: scritture e segni; acqueforti, puntesecche, linoleum.
Si cominciò proprio nel giugno del 1992 con le "Armature"
di Maurizio Marotta; un titolo emblematico per chi si vuol nascondere
e difendere. Ma all'uopo anche "colpire" con la forza
del segno.
Un piccolo sciame di ombre per continuare, ed arricchire, la
tradizione degli stampatori italiani, tedofori del buon gusto
librario: amanuensi delle righe tipografiche in Bodoni o Garamond
(oggi potrebbero essere i caratteri di Novarese). Appassionati
delle carte a mano, trattate come la pelle d'una amante. Sono
oggi le edizioni di Fabrizio Mugnaini, PulcinoElefante, lo Sciamano
di Pierluigi Puliti, il Mendrugo di Pane di Duilio Lopez, il
Buon Tempo di Lucio Passerini, le Edizioni dell'Ombra.
"Dureranno più in là del nostro oblìo
/ non sapranno mai che siamo andati" ti dirà un'ombra
sul prossimo foglio da stampare. Vorrei che tu rispondessi:
"Dovrebbe impensierirmi tutto questo / e invece è
una dolcezza, un ritornare."
Buon viagio nel'Ombra, in queste ombre che avevamo incontrato
e dimenticato, ed ora ritrovato, saturae di tempo e di te, Gaetano.
Vale
Marcello
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Gerardo
Pedicini
L'OPERA GRAFICA DI GAETANO BEVILACQUA
Si
potrebbero definire rêves d’encre o, meglio,
golfes d’ombre, le incisioni di Gaetano Bevilacqua.
Il nero vi domina incontrastato. È compatto, denso, segreto
come un’oscura nostalgia. Avvolge i segni, li congiunge
al suo destino e, nello stesso tempo, li spinge verso la luce.
Nascono così, da questa nera sostanza magica e dalla
sua profondità oscura, come per una improvvisa folgorazione,
filamenti, semi, tracce. Sono appena dei baluginii, lievi come
intimi richiami che si espandono, lottano, si associano, proliferano,
si imprimono sul foglio sotto forma di aghi, semi, tracce, orme
di fango. È una vera e propria invasione, è il
trionfo della visione. Il sognante poeta ne è stato la
guida e il maestro. Ha scalfito la lastra col bulino e, su di
essa, ha impressa l’energia del suo mondo, la solidità
dei suoi sogni. Si apre così un nuovo orizzonte davanti
ai nostri occhi. Un mondo primigenio, pieno di candore e mistero.
Ogni linea ha la sua forza, ogni tratto non è mai mero
profilo, non è mai contorno o forma immobilizzata. Al
contrario, conferisce forza, dinamismo, movimento all’incisione,
e ci consente di vivere, dall’interno, l’unitarietà
e la frammentazione dei segni. E quanto ci appariva come velata
nostalgia di una cosmica atmosfera, come volute di una capricciosa
evoluzione uscita dalle tenebre del caos, diventa sintesi del
non figurativo e del figurativo, o, meglio, di un non figurativo
raffigurato e di un figurativo trasfigurato in una immagine
astratta che tormenta il reale e l’imprigiona nello spettro
di un sogno che vive e respira sul foglio con la forza di un
vortice che mai si lascia dominare e sottomettere alle leggi
della rappresentazione. Anzi, al contrario, essa prende forza,
si espande, si arricchisce di ghirigori per farci assaporare
in pieno il sogno dell’artista, imprimendosi per sempre
nella nostra mente.
Da questa intima consonanza, mi sembra, nascono i segni di Gaetano
Bevilacqua. Da qui prendono avvio le sue trame, lo spazioso
e vivo incidere dei segni prima sulla lastra e poi sul foglio.
È tutto un fiorire di linee, un rincorrersi di eventi,
un succedersi che trova in Aghi, in Fango
e in Verso l’ombra gli istanti più maturi
della fascinosa e segreta tensione di un tempo sospeso tra presente
e futuro, un incanto dell’immaginazione aperto al sogno
perpetuo della rêverie che si rinnova nelle plaquettes
delle Edizioni dell’Ombra e de El Mendrugo
di pane in cui l’artista, insieme a poeti e ad altri
incisori, ha dato vita a una collana di libretti preziosi e
rari, veri libri d’artista dove segno e parola si sposano
con una perfetta armonia.
Ottobre 2003
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Maurizio
Marotta
INCIDERE LA LASTRA
Incidere
la lastra è come prendere la parola davanti agli altri.
Un atto breve e senza ritorno.
Il discorso di Bevilacqua è un discorso breve, che punta
all'immediatezza del poco. Pochi oggetti, poche forme. Ma la
prosa del suo racconto grafico è complessa, vicina all'originario
vangelo dell'incidere: molti segni per il raggiungimento di
un unico effetto. Molto "fare" per un parsimonioso
narrare semplice. E questo accade per amor di discrezione. Perché
dove il discorso si fa netto, l'opera del grafico si fa ripetuta,
certosina, anche ossessiva nell'accumulo delle tracce per ottenere
un nero o un mezzotono. Lastre divise tra il figurativo e l'astratto.
E dove l'informale cerca l'armonica morbidezza e familiarità
delle figure, le sagome di alberi sono davanti a noi nette ma
emerse da un groviglio di accumuli di segni.
Incidere è prendere la parola davanti agli altri.
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| Francesca
Fornerone
PROPOSTE 1990
Sono felice di presentare
in questa mostra alla Biblioteca Comunale di Milano il lavoro
di un giovane artista salernitano, Gaetano Bevilacqua. Gaetano
disegna e dipinge da dieci anni, si è avvicinato all’incisione
su metallo per la prima volta in questo anno 1989-90 e subito,
scoprendo questo mondo affascinante, se ne è innamorato.
Il suo segno di acquaforte è rigoroso, pulito, pensato,
ha dietro di sé uno studio profondo su come rappresentare
determinate sensazioni servendosi quasi esclusivamente di
una punta di acciaio e del bianco e nero.
La sua ricerca si estrinseca in immagini che non si possono
definire totalmente astratte perché sono facilmente
riconoscibili riferimenti figurativi, vedasi il motivo ricorrente
delle prore delle navi, ma che sicuramente tendono ad una
sintesi del linguaggio artistico.
Interessante mi sembra il lavoro svolto da Bevilacqua per
illustrare cinque poesie di Bartolo Cattafi tratte dalla raccolta
“Segni”. Il libretto che ne risulta è un
buon esempio di come poesia e grafica originale d’arte
siano incantate l’una dall’altra.
Milano, 1990
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