Continuando
a vagabondare per i sentieri intricanti quanto lusinghieri della
piccola giungla di cellulosa, cammina cammina si può scorgere
lontano lontano una lucina maghinamagò.
Una casa! - diranno subito i miei piccoli lettori. No, ragazzi,
anche questa volta avete sbagliato... Suvvia, potreste mai abitare
in una casa con pareti coperte da pile di carta ed anche con mobili
imbottiti di carta e tavoli e camere e cucina pieni zeppi di carta?
Sììì?! E allora, perbacco, non avete sbagliato!
La lucina, quindi, di una casa zeppa di buoni libri da leggere
e da mangiare: foglie di fogli, sfoglie di foglio, carta panna-pannosa-appannata
corposa e leggera come una cialda, cantucci di poesie, pasticci
pestati e rimpastati con inchiostri sciroppini e burrose ripassate
di marmellatine acquerelline trasparenti come il miele, mmmmh...
E che altro ancora? Cassetti uno-tira-l'altro traboccanti di una
infinita varietà di biscottini duri-duri-di-legno-duro
odoroso da leccarsi i baffi, a forma di animaletti, di piccoli
mostri dormienti o azzannanti o di quel-che-volete-c'è
incisi al punto giusto da un vecchissimo pasticcere magomerlino
ultracentenario... E che dire poi delle civettuole paroline fantasmine
di pastafrolla danzanti in bisbiglianti canzoncine, novelline,
scherzetti o pensierini piccini piccini picciò nella notte
blu o buia e tempestosa? Manca qualcosa? Sì, manca la strega.
Zitti, zitti, eccola, anzi... eccolo!
Le Edizioni Pulcinoelefante, Osnago (LC)
Incontro con Alberto Casiraghy
Strabiliante. Ecco la prima impressione che si ha davanti a questo
piccolo uomo che ti apre le braccia, che ti dona la sua casa con
un'ospitalità impareggiabile e che per tutti quelli che
entrano ha una parola di benvenuto, un sorriso di accoglienza,
un caffè. E sono tanti, tanti... Scrittori, poeti, artisti,
intellettuali, amici, parenti si avvicendano in un andirivieni
per un semplice saluto o per una visita di cortesia in questa
vecchia villetta a due piani, dove ogni stanza ha una funzione
editoriale, dalla cucina-rilegatoria alle camere-archivio.
Mi presenta a tutti, parla loro della nostra rivista come di uno
dei pochi miracoli esistenti. "Ma guardate cosa fanno questi
toscani - dice a Giancarlo Consonni e a Marco Giovenale - guardate
quanta "roba" c'è qui dentro! Guardate la grafica!
Ma come fate?! Bisogna fare un Pulcino con questo Pannocchia!"
- "Ma Sergio non è un poeta!" - "Ma non
importa, glielo facciamo lo stesso!".
Ogni volta che vado da Alberto Casiraghy è come riprendere
amabilmente una conversazione appena interrotta per un caso accidentale,
una pausa del pentagramma. E' musica infatti la sua voce che in
un lieve intercalare brianzolo passa ora da serie considerazioni
ecologico-politiche all'ultima visita o telefonata della sua amatissima
Alda Merini, la Garibaldi del Pulcinoelefante, o ad un saluto
alle sue "ragazze" ruspanti nell'orticello, a cui mai
tirerà il collo, e alle caprette tibetane con i due conigli
risanati.
L'incontro con Alda Merini è stato determinante. Oltre
che suo fraterno amico le ha pubblicato ben settecento titoli.
"La Merini ha un'immensa cultura! Non è una persona,
è un fiume, un vortice, un vulcano... E' incontenibile
e la credo paragonabile in questo proprio a Carmelo Bene",
mi dice mentre la radio dà notizia della morte del Grandissimo.
Assolutamente vegetariano e astemio vive di una semplicità
fatta di pochi oggetti del vivere quotidiano, gli essenziali,
ma la sua tavola è sempre pronta ad esser apparecchiata
per nuovi ospiti. Questa magia della gentilezza ti depista e ti
accoglie, ti fa sedere nella sua cucina davanti al focolare e
dimenticare lo stress del viaggio, il caos di Milano da poco lasciato,
in un rinnovato miracolo di pace e di lavoro artigianale, fatto
di sapienza e cura. "Ognuno deve fare ciò che sa fare
e basta".
Liutaio, violinista, ex tipografo de Il Giornale di cui componeva
la prima pagina con Montanelli, disegnatore eccezionale e surreale
come pure scrittore ironico e raffinato, Alberto è anche
un grandissimo editore. Certamente eccezionale se Vanni Scheiwiller,
"non ci voleva altro per scatenare la curiosità di
un libridinoso come me", nel 1997 dedicò un Catalogo
Generale, sotto i tipi All'Insegna del Pesce d'Oro, alle sue 1723
pubblicazioni, dal 1982 (anno di nascita della casa editrice)
al 1996, e se il prossimo catalogo sarà pubblicato da Einaudi.
Oggi, 16 marzo 2002, siamo già al titolo 4727. " Sono
il panettiere degli editori, l'unico editore che stampa in giornata
".
Signori e signore, ecco a voi le Edizioni Pulcinoelefante. Un'eleganza
assoluta, Due doppioni di carta da incisione color naturale cuciti
a mano sul dorso; caratteri in piombo Bodoni corpo 8 neretto,
stampati da una efficientissima quantomai arzilla Superaudax anni
Quaranta.
Un aforisma o un pensiero, una brevissima poesia, una dedica,
una lettera inedita in prima pagina; un intervento d'artista,
un'incisione o un collage, un acquerello, una foto o un oggetto-souvenir
in seconda e sul retro copertina, il colophon attestante la tiratura,
che non supera di regola le 33 copie. Ed ogni libriccino è
così interamente un'opera d'arte.
E' un'opera che gioca sull'ironia, sul doppio senso, sulla metafora
delle parole. C'è una bella libertà dell'accostamento
che fa incontrare autori noti (Franco Loi, Bruno Munari, Enrico
Baj, Ottiero Ottieri, Fernanda Pivano, Gillo Dorfles, Emilio Tadini
e quanti altri ancora) con altri sconosciuti, che dà ospitalità
anche ai dimenticati della società. Insomma ci sono gli
elefanti e i pulcini che si danno la mano in pieno clima libertario
e democratico ed è questa la forza di questi libri, questo
pieno diritto di cittadinanza egualitaria.
Ci passi sopra la mano e tocchi la bellezza. Ecco l'ondeggiare
dei caratteri palpabili in bella linea, ecco i solchi gentili,
calibrati nel millesimo di millimetro, delle xilo immancabili
del grande Maestro Adriano Porazzi, uno degli ultimi massimi esecutori
silografi italiani. Il logo delle edizioni in basso ed una piccola
xilo in alto, sotto il titolo di ogni plaquette.
Ci passi sopra la mano e puoi scoprire anche l'onda in rilievo
di Luigi Mariani, artista che ricordo con affetto per la sua grazia
e generosità oltre che per la bravura. La sua è
nelle edizioni una nota di grande eleganza, sempre diversa, che
dall'interno si riversa in copertina per interventi di colore
e in oro su un testo o un segno di artista. La collanina degli
"Oro", appunto, di cui ogni titolo non supera in genere
le diciannove copie.
Alberto mi apre i tanti cassetti da tipografo contenenti una miriade
di matrici in legno di bosso di impareggiabile bellezza. Cinquecento
matrici che il Grande Vecchio Porazzi, che si definisce "un
dinosauro che guarda dall'alto" e che è uomo buono
e semplice, ha eseguito per la Pulcinoelefante ritrovando nuovamente
la ragione di lavorare.
Indipendentemente dal valore di mercato delle opere contenute,
le plaquettes sono vendute al prezzo politico di venticinquemila
lire (fate voi il conto in euro). Sono vendute ai collezionisti,
ai mercatini delle rarità, agli amanti della bellezza.
Taluni autori eccellenti, molto pochi in verità, hanno
obiettato sul prezzo di vendita, ma, ahimè per loro, Casiraghy
è un romantico, uno che non molla, che non cede alle sirene
del mercato. Suddivide in parti uguali le copie e lascia liberi
gli autori di farne quel che credono, ma il suo è un prezzo
fisso, alla portata di tutti. La bellezza è un bene collettivo.
In effetti questi piccoli e rari gioielli girano per mostre in
tutto il mondo. Questo successo inizia un tantino a infastidirlo:"Troppe
mostre, devo darmi una regolata!".
Il cancro dei poeti è un conto in banca ben fornito, dice
Alberto in uno dei suoi eccezionali aforismi. Per questo è
un poeta sanissimo. Solo queste entrate danno da vivere a lui
e ad un suo socio, un ex fabbro ventottenne, un altro aristocratico
poeta di aforismi, Roberto Dossi, che ci assicura: Quando un poeta
muore diventa inchiostro.
Siamo andati insieme a salutarlo al mercatino dell'antiquariato
di Imbersago dove aveva messo su una bancarella di Pulcini. Ne
ho beccato subito uno con una lettera inedita di Alfonso Gatto
consegnata da Maria Corti a Casiraghy e su cui è intervenuto
con un disegno. Non contenta ne ho preso un altro di Roberto Dossi
con un'incisione di Andrea Carini. Poi, visto che c'ero, ho preso
anche un oro. Poi Alberto mi ha donato un mini-pulcino portafortuna
di Loredana Valtolina, poi il Catalogo Scheiwiller, poi alcuni
suoi libri pubblicati da La Vita Felice e la Galleria L'Affiche,
poi... Insomma ragazzi, sono ritornata a casa orgogliosa come
una chioccia! E come beccano questi pulcini, leggere per credere!